Così confusa così intensa

Di Cinzia Siviero

Gennaio 2020

Strana ma frequente la convivenza, nelle persone anziane affette da demenza, di competenze (anche di buon livello) insieme ad importanti compromissioni. Come per la signora Roberta, una tra le tante persone a cui spero di essere stata utile. Da una parte facevo con lei chiacchierate molto interessanti e ben strutturate, intuiva, partecipava, sosteneva le sue tesi … dall’altra faceva ‘pasticci’ tanto da non poter stare da sola.

Un giorno la vedo nel corridoio del reparto dove è ricoverata ormai da più di un anno. Mi avvicino piano, la osservo prima di tutto, come Validation mi ha insegnato a fare, e mi centro. Cammina avanti e indietro, forse agitata o forse in cerca di qualcosa. La saluto e le chiedo cosa cerca, se la posso aiutare. “Niente – esclama – non c’è mai niente da fare qui! Mi hanno abbandonata tutti!”

So che le accuse le servono per sopravvivere e non sento offesa. Così inizio con la riformulazione della sua importante esclamazione, approfondisco invece che proporle soluzioni, condivido le sue emozioni invece di consolarla. Non ha più i suoi, non sa più dove sono finiti, neanche le sue cose … la casa, e poi chissà cosa c’è sul conto in banca… nessuno le dice niente!!! Le viene in mente spesso la sua mamma, che era un generale, ma soprattutto il suo lavoro … Io ascolto, ascolto catturata, partecipo come se fosse la prima volta. Queste cose me le a dette e ridette tante volte!

Poi mi colpisce una frase “Non ho più i miei ricordi!”.

Quando ci lasciamo aggiunge che lei deve assolutamente ricambiare ciò che faccio per lei, perché sono un angelo venuto dal cielo!

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