Abbiamo recentemente raccontato questa Storia Slow Validation al Convegno Nazionale di Slow Medicine a Torino.

Sono un’operatrice della cura e da anni mi occupo di anziani fragili. Nella mia esperienza, ho osservato che, quando si insinua un inganno in una relazione, anche se lo definiamo “terapeutico”, questo tende ad allontanare e a creare separazioni profonde difficilmente superabili. Ciò avviene soprattutto nella demenza: le persone con fragilità cognitiva, infatti, viaggiano su canali differenti. La bugia alimenta la confusione, la persona sente un dolore vago e indistinto a cui non riesce a dare un significato. Spesso è l’inizio di un addio. Quando una persona anziana entra in RSA, i familiari cadono spesso nella trappola della “bugia terapeutica”, non vedendo altre soluzioni. Spiegare questo difficile cambiamento a una persona confusa è complesso, poiché non comprende le motivazioni che stanno dietro all’evento, reagisce emotivamente e si difende.

La storia di Daria.

Leggo in consegna che tra una decina di giorni arriverà una signora di 87 anni con decadimento cognitivo. La figlia è stanca ed è arrivata alla difficile decisione. Mi trovo a esclamare ad alta voce: “No! Non ripeteremo mai più un ricovero come quello di Isa!”. Quella esperienza mi ha toccata profondamente e lo sguardo di Isa è ancora impresso davanti ai miei occhi. Le era stato detto che sarebbe andata a fare una visita medica, non che avrebbe lasciato per sempre la sua casa. La ricordo nello studio, mentre rispondeva educatamente alle domande del medico. Il figlio, visibilmente preoccupato, cercava di rassicurarla: “Mamma, guarda che poi torni a casa, appena finisci la fisioterapia”. A un certo punto, lo sguardo di Isa si è fatto vuoto, fisso per terra, mentre noi la riempivamo di parole e promesse. Non ha parlato per giorni.

Tornando a Daria, quel “No” così deciso è stato un passo importante, uno di quelli di cui oggi sono orgogliosa. Ne ho parlato con l’equipe e tutti abbiamo condiviso. Eravamo pronti a intraprendere un nuovo percorso. Abbiamo lavorato sul ricovero di Daria, costruendo un’esperienza nuova. Prima dell’ingresso la psicologa ha incontrato la figlia, un momento fondamentale. Se i familiari si sentono sostenuti e accompagnati dai professionisti, comprendono l’importanza di non nascondere la verità al proprio caro, anche se dolorosa, e si aprono nuove strade. Nel suo studio, il medico con atteggiamento rispettoso ha detto a Daria poche parole, ma chiare: sarebbe rimasta in questo posto per curarsi e stare con altre persone. La figlia, preparata, ascoltava con fiducia, senza giustificarsi o consolare la madre.

Nessuna bacchetta magica. Anzi! Daria era agitata, confusa, timorosa. È allora che sono intervenuta io. L’ho portata a vedere la sua camera e l’ho ascoltata. Daria ha potuto esprimere la rabbia, il dolore, le accuse e il pianto. Io lì, autenticamente accogliente. Piano piano si è calmata. Ha riso persino e alla fine mi ha detto: “Io lo so che Anna mi vuole bene!”. Quella frase mi ha accompagnata per tutta la sera; un vero regalo.

Nel metodo Validation®, che mi guida da molti anni nelle relazioni con gli anziani affetti da demenza, ho imparato che la comunicazione non può basarsi su bugie come anche su verità troppo dure, insostenibili per chi vive nella confusione. Ciò che conta è ascoltare e accogliere le emozioni.

Non è stato facile, solo l’inizio di un cammino faticoso, ma rispettoso. Una RSA non sarà mai come la propria casa, e questo va accettato. La relazione si fonda su questa consapevolezza.

Oggi Daria ha perso memoria e capacità di comunicare, la malattia sta progredendo, ma ha trovato una sua dimensione e sta con noi serenamente. Il rimando di Anna è stato quello di non essersi mai sentita sola né giudicata, perché il senso di colpa è una di quelle cose terribili che ti devastano, ci ha detto. L’averla accompagnata con professionalità e calore umano ci ha permesso di costruire ponti, riuscendo a intessere un rapporto di fiducia reciproca che ha consentito a tutti di camminare nella stessa direzione: il benessere di Daria!

Roberta Sambrotta, insegnante metodo Validation

06/03/2025

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